La felicità possibile

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vivere-la-gioia La felicità possibileLa felicità per molti è un concetto astratto.

Perché pensano al “e vissero tutti felici e contenti” delle favole e si dicono che è solo un sogno da bambini.

Ma la felicità di cui parliamo noi non c’entra nulla con quella lì.

Per chi ha intrapreso un percorso di miglioramento personale, invece, il raggiungimento di felicità e saggezza è una realtà possibile.

Ed è alla portata di tutti.

Ogni percorso di miglioramento parte da un senso di insoddisfazione.

Stiamo bene, abbiamo tutto quello che (stando a quanto ci dicono) potremmo volere, ma manca qualcosa.

Ma non si riesce a capire bene che cosa.

Qualcuno però intuisce che sta cercando nel posto sbagliato: quello che manca è semplicemente sul piano spirituale, non su quello materiale.

Questo senso di insoddisfazione è per lo spirito quello che è la fame per il corpo.

Segnala un bisogno inascoltato.

È il nostro io più profondo che chiede attenzione, che ci chiede di focalizzarci sui nostri bisogni più veri.

Nessuna felicità, infatti, può arrivare dall’esterno, da nessuna persona, da nessun tipo di bene materiale.

Ma non perché sia irraggiungibile.

Semplicemente perché ci deve arrivare dall’interno: solo noi ce la possiamo dare, nessun altro.

È solo raggiungendo uno stato di connessione con il nostro io più profondo e con i nostri bisogni più autentici che possiamo essere davvero felici.

Questa consapevolezza è il regalo più grande che possiamo farci.

Da una parte perché ci libera in un solo colpo dalle dipendenze di ogni tipo.

Da quelle affettive, perché nessuno e nessun tipo di amore può toglierci o aggiungerci nemmeno un grammo di felicità.

Ci può dare giusto un’illusione transitoria, che sparisce non appena l’oggetto d’amore scompare, lasciandoci un senso di vuoto e di bisogno.

Ma ci libera anche dalle dipendenze di tipo materiale.

Perché nessun oggetto può aumentare la nostra realizzazione o soddisfazione, se non, di nuovo, per illusori momenti.

Dall’altra perché ne consegue che tutti noi abbiamo tutti gli strumenti necessari per essere felici.

La volontà di cambiare, di mettersi in discussione, di continuare ad imparare, di prendere atto delle nostre aree di miglioramento e lavorarci sopra.

Per raggiungere la felicità possiamo lavorare in due modi:

1) Cambiare attivamente i nostri comportamenti concreti.

Scegliendo coscientemente la direzione da seguire, modificando i comportamenti che desideriamo cambiare volontariamente non appena ci rendiamo conto che stiamo per rifare i vecchi errori.

Sostituire, insomma, le abitudini nocive con altre più costruttive o positive decise da noi.

2) Lavorare sulla nostra mente con la meditazione.

Questa è un’azione altrettanto concreta, perché richiede impegno e volontà.

Solo che invece di lavorare all’esterno lavora dall’interno.

Lo scopo è trasformare la nostra mente in un alleato nel nostro cammino verso la felicità, liberandoci dai pensieri negati, dal giudice interiore e da tutti i giudizi, dall’ansia e da tutti i veleni mentali.

Da tutti gli ostacoli che si mettono fra noi e la felicità.

Alla tua realizzazione,

Dr. Joseph Rena

Per saperne di più:

http://www.Miglioriamo.it/saggezza

09 ott 2009

Articoli Saggezza

3 Commenti

  1. Forse l’errore più comune è credere che la felicità sia uno stato fisso, immutabile, e non piuttosto una condizione di crescita costante, di miglioramento, o meglio, di ricerca di miglioramento perenne.
    Concordo con te quando fai cenno alla volontà di cambiare, al mettersi in discussione,al continuare a imparare…Ecco, io penso che sia questo il segreto di tante cose.
    In questi semplici ma fondamentali atteggiamenti verso la vita credo si nascondano i primi passi verso la realizzazione e la felicità di sè.

     
  2. Ciao,
    hai perfettamente ragione, il miglioramento parte sempre o spesso da un senso di insoddisfazione. Molte volte toccare il fondo e dirsi mai più, è un forte stimolo per riprendersi.
    Ragazzi d’altronde forti motivazioni ci vengono dal piacere e dal dolore.

    hai ragione pure nel connettersi con se stessi, con l’io più profondo per capire che vogliamo dalla vita, che vogliamo fare.

    A presto

    Alberto

     
  3. mi trovi d’accordo in linea generale su quanto scrivi.
    Nel dettaglio però discosto sull’intrecciare il piano spirituale con quello della felicità, che a me sembra uno stato mentale. Sul quale, come giustamente rilevi, possiamo lavorare con la meditazione e la riprogrammazione di comportamenti disfunzionali.
    Questo però è ancora sul piano del lavoro su di sè, della psicologia in senso lato. Si tratta di fatto di lavorare per diventare persone sane e soddisfatte delle proprie vite. Che è sacrosanto.
    Ma per quanto ho potuto comprendere in anni di osservazione ed esperimenti su di me, la spiritualità non ha che vedere con il miglioramento di sè. L’esperienza religiosa è la realizzazione della propria natura più intima, che va al di là di stati emotivi e mentali come la felicità o depressione. Qui entriamo nella sfera del trascendente, ove nulla può essere raggiunto attraverso lo sforzo.
    Avevo bisogno di puntualizzare, ringrazio per lo spazio
    Un sorriso
    Simone

     

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