Quest’anno fai amicizia con te stesso!
“Fare amicizia con me stesso? Ma Joseph è impazzito?”
Ti voglio subito rassicurare: sto benissimo!
Però vorrei farti riflettere su qualcosa che a volte, anche nei percorsi di miglioramento personale, viene tralasciato oppure dato per scontato, qualcosa che invece è fondamentale per il raggiungimento della saggezza.
Diventare amico di te stesso implica molto di più che il suo significato letterale. Significa infatti fare pace con se stessi, accettando i nostri difetti e riconoscendo i nostri pregi.
Accettare i propri difetti, peraltro, non significa arrendersi davanti a loro, dire: “beh, io sono fatto così, che posso farci?”. Ci mancherebbe! Una volta che sappiamo di poterci migliorare, di averne le capacità e gli strumenti, dobbiamo farlo se vogliamo migliorarci e continuare a crescere.
Detto questo, il punto di partenza è smetterla di colpevolizzarci per i nostri difetti, ma di accettarli serenamente come opportunità di crescita, come campi in cui abbiamo bisogno di un po’ di “allenamento” in più prima di ottenere i risultati che desideriamo.
Allo stesso modo, anche prendere consapevolezza dei nostri talenti nel modo migliore non è così ovvio. Non con orgoglio fine a se stesso, non con una finta umiltà che nasconde un autosvalutazione, ma con la serena consapevolezza dei propri punti di forza, da coltivare e da mettere al servizio di sé e del mondo.
Ma fare pace con se stessi significa anche acquisire una consapevolezza fondamentale: che la voce critica che risuona nella nostra testa e che critica tutto quello che facciamo non è né la voce della logica né la voce della ragione, ma è solo la voce dei condizionamenti esterni che abbiamo assorbito nella nostra vita.
Non ha niente a che vedere con noi, insomma. Non vuole il nostro bene, non ci aiuta a migliorare, ma serve solo a farci stare peggio.
Capire tutto questo significa fare il primo passo verso il distacco da questo giudice ipercritico, ci aiuta a non darle retta, a metterla a tacere quando parla nel suo solito modo inopportuno e distruttivo.
Il rischio è infatti quello di scambiarla per la voce della ragione, del “buon senso” e convincersi che sì, è lì che sta la verità.
Perché dar retta a questa voce significa spesso bloccarci: oltre a questo giudice, portavoce dei condizionamenti e dei meccanismi di aspettativa che gli altri hanno costruito su di noi, abbiamo il bisogno di realizzarci, di vivere una vita piena e libera… tutto quello che questa voce cerca di impedirci.
Se non impariamo a capire che i nostri desideri e i nostri sogni sono quello per cui vale la pena di combattere, e che ne abbiamo tutti i mezzi e tutte le capacità, se non prendiamo consapevolezza che quella voce non ha nulla a che spartire con noi e non ci è di nessuna utilità, siamo destinati a rimanere bloccati tra due tensioni opposte, condannandoci ad una vita di perenne insoddisfazione.
Mentre la felicità e la realizzazione sono a portata di mano.
Dedicato alla tua felicità e realizzazione,
Dr. Joseph Rena
http://www.Miglioriamo.it/saggezza
15 gen 2010


Non c’è felicità e saggezza senza amore per se stessi. Perché se manca l’amore per se stessi manca anche l’amore per gli altri e per la vita.
E amore vuol dire conoscenza (quindi, in questo caso, consapevolezza di sé), accettazione, perdono e tolleranza.
E’ utile trattare noi stessi come la cosa piu’ importante al mondo (ed effettivamente è cosi’): questa è la regola base anche per chi vuole vivere una relazione di coppia piena e appagante o trovare la persona giusta.
L’amore degli altri per noi e quello nostro per gli altri sorgono naturalmente dal nostro amore per noi stessi.
Perfattamente d’accordo
Però sai, sto lavorando su di me, sui miei pensieri, sul mio miglioramento, mi sto osservando. Vedo che spesso capisco quando è la mente condizionata a “parlare”, pensare, ma mi è più difficile capire quando è la vera me stessa a fare ciò. Come si può realmente discernere un pensiero surrogato da uno che viene dal profondo?
Chi non sta bene con se stesso ha paura del silenzio, non vuole restare solo a lungo perché così facendo avrebbe più possibilità di ascoltare quella voce interiore che segnala spesso rabbia e polemica per uno stile di vita che ciè stato imposto o che non abbiamo la forza di mutare. Poiché non si può far tacere facilmente questa voce, la copriamo frASTORNANDOCI DI OCCUPAZIONI e assordandoci di rumore.
Grazie di cuore
Giuseppe
Che post Divino!! Eh, si, ammetto che spesse volte confondo questa voce manipolatrice e abbassa umore, con la voce del buon senso e della logica, pensando che sia la stessa cosa, a volte ne esco fuori per sintonizzarmi con i “Reami Vocali” superiori, altre volte resto impantanato in questa diffusione illusioria anti-autostima. Bisognerebbe avere dei metri di paragone e conoscimento palesi, che ci facciano distinguere queste 2 voci
Grazie e ciao!!
Mi piace l’idea dell’amicizia per rapportarsi a sé stessi. L’amico ti accetta così come sei. Accettarci è l’unico compito a cui non smetteremo di lavorare. Mai.